EPR: la nuova frontiera dell’economia circolare – dalla gestione dei materiali al ciclo di vita del prodotto.

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Prof. Andrea Nervi ed Avv. Giovanna Angelini

Tabella dei Contenuti

La newsletter esplora l’evoluzione dei Sistemi di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) in Italia, evidenziando il passaggio da una gestione focalizzata sui materiali a un approccio integrato sul ciclo di vita del prodotto.

Vengono analizzate le nuove tendenze normative, le best practice nei settori arredo e tessile e le opportunità per le imprese che puntano su circolarità e sostenibilità competitiva.

La Responsabilità estesa del produttore: vera leva dell’economia circolare?

Uno dei cardini della politica ambientale Europea è il principio della Responsabilità Estesa del produttore (EPR – Extended Producer Responsability), secondo cui i Produttori sono responsabili, dal punto di vista organizzativo e finanziario, della gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti.


I primi sistemi EPR risalgono agli anni ‘90 del secolo scorso, trovando applicazione soprattutto del settore dei rifiuti di imballaggio, e sono basati sui materiali di cui il rifiuto è composto (es. carta, plastica, alluminio).


Il Pacchetto Economia Circolare del 2018, a livello Europeo, ha disegnato la transizione da un modello di economia lineare (prendi, usa, consuma e getta), al modello di economia circolare (prendi usa, consuma, raccogli e ricicla).

 

Il Pacchetto è composto da quattro direttive, tutte risalenti all’anno 2018, che interessano diverse tipologie di prodotti: veicoli fuori uso, rifiuti di pile, accumulatori e RAEE, imballaggi e rifiuti (direttive 849/2018 e 852/2018), oltre alle direttive più generali 850/2018 e 851/2018 relative alle discariche di rifiuti e ai rifiuti.


In Italia, con il D.Lgs. 116/2020, che è parte del pacchetto “Economia Circolare” dell’UE, la gestione del fine vita dei prodotti è divenuta un obbligo per i produttori e gli importatori.
All’esito, è stato modificato in maniera significativa il Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 152/2006), attraverso l’introduzione degli articoli 178 bis e 178 ter che definiscono le basi dell’EPR.


Per adempiere agli obblighi di fine vita dei prodotti, le imprese possono scegliere tra due alternative: gestire individualmente i rifiuti generati dai loro prodotti, oppure aderire a sistemi collettivi di raccolta e trattamento di rifiuti.

In Italia esistono numerosi sistemi che già da tempo sono attivi per specifiche categorie di rifiuti, come gli imballaggi (sistema CONAI, che raggruppa i sistemi che si occupano dei singoli materiali di cui sono costituiti i rifiuti di imballaggio), i RAEE, pneumatici fuori uso, pile e accumulatori.

Online il Registro Nazionale dei produttori tenuti a rispettare la EPR- Renap

L’EPR impone a chi sviluppa, fabbrica o commercializza beni – inclusi gli importatori – di occuparsi della gestione dei rifiuti derivanti dai prodotti immessi sul mercato: si tratta non più di una facoltà, ma di un obbligo normativo che implica finanziare, organizzare e contribuire attivamente al recupero e riciclo dei prodotti giunti a fine vita.


Il Registro Nazionale dei Produttori (una sorta di banca dati a cui devono iscriversi tutte le imprese tenute a rispettare gli obblighi della EPR) è uno strumento chiave per la tracciabilità e il controllo degli obblighi connessi alla EPR. L’apertura informatica del Registro è avvenuta in Italia a maggio 2025, e, in attesa di appositi decreti ministeriali, oggi accoglie solo i registri già esistenti (AEE, pile e accumulatori, pneumatici).

La nuova tendenza: l’attenzione all’intero ciclo di vita del prodotto

Nell’ambito della EPR si sta sviluppando una tendenza sempre più marcata e più aderente agli obiettivi concreti dell’economia circolare.


Si assiste, infatti, alla nascita di sistemi che, nella loro attività di gestione dei rifiuti, considerano non solo i materiali di cui sono costituiti i prodotti giunti a fine vita, ma l’intero ciclo di vita del prodotto, a partire dalla progettazione dei prodotti stessi, privilegiando forme concrete di riutilizzo.


L’approccio dei sistemi non è più statico, ossia limitato alla materia prima “intrinseca” dello specifico rifiuto, ma si sta evolvendo verso una visione dinamica, che include tutti gli aspetti del prodotto e ne promuove il riutilizzo e il riciclo, tendendo ad allungarne la durabilità.


Dal punto di vista pratico, questa nuova attenzione al prodotto, consente di intercettare e gestire diversamente sia i rifiuti compositi (costituiti fisicamente da più materiali) sia i prodotti giunti a fine vita ed i relativi imballaggi che li contengono, ma soprattutto, permette di attuare in concreto il riutilizzo dei prodotti.

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Esempi virtuosi a livello nazionale

Un esempio recente di questo nuovo approccio valoriale alla EPR è il Consorzio Nazionale Sistema Arredo (CNSA), promosso da FederlegnoArredo, che concretizza una innovativa iniziativa EPR nel settore dell’arredamento.

Il Sistema, costituito a fine 2024 in forma di consorzio, si propone di gestire il fine vita dei prodotti di arredo, garantendo ritiro, raccolta, recupero e riciclo, promuovendo il riutilizzo e accelerando la transizione verso un’economia circolare.


L’obiettivo di CNSA, che nasce in anticipo rispetto alla possibile introduzione di un corrispondente sistema EPR a livello europeo, consiste nel trasformare il concetto di “fine vita” in un’opportunità per il riutilizzo e il riciclo, riducendo l’impatto ambientale del settore.


Merita poi di essere segnalata, nel settore dei rifiuti tessili, la bozza di schema di decreto relativa al sistema EPR, resa pubblica nell’aprile 2025.


In Italia, la filiera del tessile è caratterizzata già da una forte vocazione al riutilizzo e alla riparazione, e pertanto, la bozza di decreto stabilisce che i produttori individuino misure finalizzate a promuovere e incoraggiare la realizzazione di centri per il riutilizzo, volte a favorire il prolungamento del ciclo di vita dei prodotti usati che riguardano non solo abbigliamento, ma anche calzature, accessori, pelletteria, prodotti tessili per la casa e per l’ospitalità.


Inoltre, i produttori responsabili sono tenuti a favorire le attività di riparazione di prodotti tessili usati, promuovendo la diffusione di reti nazionali e locali di riparatori, al fine di sviluppare modelli circolari che, oltre a prolungare la durata di vita dei prodotti tessili, rappresentino un’alternativa economicamente vantaggiosa alla moda rapida.

Spunti di riflessione e conclusioni

In Europa, l’Italia è certamente in prima fila nell’economia circolare.

Il ruolo di leader del nostro Paese può e deve tradursi in modelli di crescita, che siano in grado di creare sviluppo industriale ed economico con carattere di competitività.

La circolarità non è solo un valore ambientale da perseguire e tutelare, ma un faro economico da attuare in una nuova visione della politica industriale nazionale che sappia essere effettivamente sfidante.

È quindi indispensabile affidarsi ad una consulenza specializzata, che consenta di trasformare le virtuosità legate alla circolarità in nuovi spazi di crescita per le imprese.

Lo Studio Legale Nervi Zulli è disponibile a fornire consulenza ed assistenza agli operatori del settore, in linea con la più recente disciplina europea e nazionale.

 

Le dinamiche normative in continua evoluzione richiedono un approccio strategico e aggiornato per garantire piena conformità e successo aziendale.

 

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